«Con voi lodo il Signore, per voi mi offro con gioia». Sono le parole pronunciate con gioia e commozione dal vescovo Gianrico Ruzza nelle Messa di ringraziamento nel decennale di consacrazione episcopale. Una celebrazione intensa, segnata dalla gratitudine e dalla memoria, che si è svolta nella chiesa della Santissima Trinità a Cerveteri, concelebrata da oltre ottanta tra sacerdoti e diaconi. Presenti rappresentanti delle comunità parrocchiali delle due diocesi, mentre la liturgia è stata animata dal coro parrocchiale.
Un anniversario vissuto non come celebrazione personale, ma come occasione per rendere grazie a Dio per il cammino condiviso con il popolo affidato alle sue cure pastorali.
«È retorico dire che la parola che sento più forte nel mio cuore, in questo momento, è grazie» ha esordito il presule nella sua omelia. Un rendimento di grazie che ha definito «inciso nella storia che, senza alcun merito, il Signore ha preparato per la mia vita», sottolineando come tale dono riguardi non soltanto lui, ma l’intero popolo di Dio: «Tutti voi siete il dono prezioso che Dio mi ha fatto».
Ripercorrendo i dieci anni trascorsi dall’ordinazione episcopale, Ruzza ha ricordato la ricchezza degli incontri vissuti nel ministero. «Quanta grazia ho visto negli anni del mio ministero e particolarmente in questi velocissimi dieci anni! Ho incontrato malati che mi hanno testimoniato una fedeltà incredibile alle promesse di Dio; bambini curiosi e desiderosi di incontrare la bellezza dell’amicizia del Cristo Signore; famiglie che si impegnano a camminare nella luce del Vangelo». E ancora: «Soprattutto ho incontrato tanti fratelli e sorelle resilienti, testimoni della forza e della potenza della vita, della bellezza della vocazione ad essere persone credenti, dell’umanità magnifica».
L’omelia è stata anche occasione per rileggere alcune annotazioni personali risalenti agli anni della sua ordinazione sacerdotale, quasi a verificare la fedeltà alla chiamata ricevuta. Tra queste, il desiderio di «essere sempre il prete di un popolo», di «vivere per questo popolo la mia missione e offrire la mia vita», mantenendo «attenzione massima alla testimonianza» e «consapevolezza del dono della vocazione e dell’Ordine sacro».
Da qui la riflessione sul significato del ministero episcopale: «Sento ora con chiarezza che il ministero del Vescovo è un ministero per la gente; ma è anche un ministero con le persone». Un servizio che, ha aggiunto, richiede di investire «sulla corresponsabilità» e di vivere il proprio compito «in spirito comunionale». Non un ministero distante, ma «in mezzo alla comunità e in mezzo alla gente, incarnato nella vita delle sorelle e dei fratelli che Dio ci fa incontrare».
Al centro dell’omelia è emerso il tema della missione, che il vescovo ha presentato come: «Annunciare Cristo, Colui che ha vinto ogni limite dell’umanità, Colui che ha distrutto il potere della morte, e a tutti dire: “fidatevi di Lui, Lui è il vero e l’unico Salvatore che illumina le vostre esistenze”». Una missione che Ruzza ha detto di poter vivere «proprio grazie a voi, il popolo fedele, la gente amata, la mia gente».
Particolarmente significativo il passaggio dedicato alla speranza, tema che attraversa il cammino ecclesiale di questo tempo. Richiamando le figure di Barnaba e Paolo proposte dalla liturgia, il presule ha ricordato che il compito dei cristiani è quello di «educare alla speranza, nonostante le difficoltà che incontriamo oggi nelle nostre città e paesi». Una speranza che nasce dalla consapevolezza della chiamata ricevuta e che si traduce nella vicinanza concreta alle persone.
«La chiamata è quella di camminare, di andare per la strada, di incontrare le persone, di parlare con loro, di amare le loro vite, di vedere in esse il segno della presenza dell’Amore divino». E con una nota personale ha aggiunto: «Declino questa esortazione con la gioia di camminare con voi, sentendo il vostro respiro, seguendo il vostro ritmo, ma anche percependo i gemiti del dolore, così come accogliendo le urla della gioia e la danza dell’esultanza».
Ruzza ha poi descritto il ministero pastorale come un servizio «poliedrico», chiamato a guarire le ferite, risuscitare alla speranza, purificare il cuore e combattere tutto ciò che impedisce all’uomo di vivere pienamente. Un ministero che trova la sua forza nella gratuità del Vangelo: «Solamente Lui riempie veramente il cuore» e «la vera ricompensa, il centuplo pieno e limpido, sta nel vivere la gioia di donare pace e speranza».
Nelle parole finali dell’omelia è risuonata tutta la commozione per il cammino compiuto in questi anni, dagli anni vissuti come vescovo ausiliare della diocesi di Roma fino all’attuale servizio nelle due diocesi unite. «Le emozioni vissute in questi dieci anni sono un regalo che riempie di senso ogni istante della mia vita di prete e di vescovo in mezzo a voi». E ancora: «La bellezza dell’incontro con ciascuno di voi e con tutte le comunità che mi sono affidate» rappresenta per lui uno dei doni più grandi ricevuti dal Signore.
Al termine della celebrazione è stato letto il messaggio di auguri inviato da papa Leone XIV, mentre monsignor Rinaldo Copponi, vicario generale della diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, a nome anche di monsignor Alberto Mazzola, vicario generale della diocesi di Porto-Santa Rufina, ha rivolto al vescovo il saluto e il ringraziamento del clero delle due Chiese locali.
















