Messa Crismale: «chiamati ad essere ministri della consolazione»

«La celebrazione odierna è un momento straordinario per la vita di un presbiterio». Con questo invito al rinnovamento e alla comunione, il 31 marzo, il vescovo Gianrico Ruzza ha presieduto la Messa del Crisma nel Duomo di Tarquinia. Un appuntamento che ha visto i sacerdoti riuniti per confermare il proprio «Sì» al Signore, immersi nella grazia di un amore che «si china sugli uomini» per ungerli con l’olio della letizia.
In un tempo segnato dalle ombre di una «società di guerra» e dai tentativi di «esorcismo» della presenza divina, il Vescovo ha richiamato i presbiteri alla loro missione più profonda: essere «ministri della consolazione» accanto a chi soffre. La cura dei malati, attraverso l’olio degli infermi, non è solo un rito, ma la manifestazione della «presenza permanente di Cristo» nel mistero del dolore.
La vita sacerdotale è stata descritta come una «vita martiriale», una testimonianza che trasforma l’esistenza in dono totale, sull’esempio del chicco di grano che muore per dare frutto. Attraverso il Sacro Crisma, il sacerdote vive un rapporto «nuziale» con Dio, chiamato a un amore integro verso comunità che hanno sete della Parola.
Monsignor Ruzza ha poi lanciato una sfida per l’oggi: abitare con coraggio un mondo «secolarizzato e distratto». La missione non è gestire l’ordinaria amministrazione, ma «cristificare il mondo» attraverso un’arte maieutica che accenda la luce nei cuori.
Il sacerdozio è il «tutto della nostra vita». Un dono da vivere con gratitudine, per essere segno della «maternità della Chiesa» che nutre e cura i suoi figli con la carità del Buon Pastore.