«La notizia che fa la storia»

La Messa di Pasqua nella Cattedrale di Civitavecchia

«L’evento pasquale è una situazione sconvolgente. La notizia che un morto possa risorgere travolge ogni possibile ragionamento». Così il vescovo Gianrico Ruzza ha introdotto il Vangelo del giorno di Pasqua nella celebrazione eucaristica che ha presieduto nella Cattedrale di Civitavecchia.

Nella chiesa gremita il presule ha ricordato l’ansia e la fretta di Maria di Magdala e degli Apostoli, sottolineando come nel loro cuore abitasse il «bisogno di trovare una luce nella vita». Proprio da questo slancio nasce l’invito rivolto a ogni fedele a non restare inerti, perché «alla vita vera si va di corsa» e tutti siamo chiamati a «correre incontro alla vita nuova che il Signore Gesù inaugura per ciascuno di noi».

La riflessione di Ruzza si è poi spostata sulla natura stessa della fede, che non può essere ridotta a un’idea vaga o a un sistema di pensiero, poiché «la fede è sempre concreta, mai astratta» e trova la sua verità autentica nel «credere che le scritture si compiono» attraverso i segni quotidiani. Questa concretezza si manifesta, secondo il vescovo, in tutte le «forme di amore e di solidarietà che vediamo nella nostra vita», così come nella capacità di perdonare le ingiustizie.

Un passaggio particolarmente significativo dell’omelia ha riguardato il rischio di svalorizzare l’impegno nel mondo presente in nome di una futura ricompensa ultraterrena; il vescovo ha infatti chiarito che «non dovremmo parlare mai di un altro mondo, ma sempre del mondo che, con la risurrezione, diventa tutt’altro». Non esiste dunque una separazione netta perché «questo mondo diventato altro, questa vita diventata altra».

Annunciare la Pasqua significa dunque portare al mondo la «notizia che fa la storia», quella che dimostra come Dio voglia riscattare l’umanità da ogni negatività. L’esortazione finale del vescovo è stata quella di «alzare lo sguardo verso le realtà celesti» per non restare ancorati a una visione angusta dell’esistenza, imparando a «ri-conoscere Gesù come il Signore della nostra vita».

La sfida per ogni credente resta quella di testimoniare che, grazie alla Pasqua, la nostra realtà più piena si gioca già «nella concretezza di una vita che sin da qui, sin da ora e sin dalle nostre povertà, è già una vita eterna».