«Ascolto, digiuno e incontro» sono i tre criteri fondamentali per vivere il «tempo santo» della Quaresima. Riprendendo il messaggio di Papa Leone XIV, il vescovo Gianrico Ruzza ha aperto il tempo liturgico di preparazione alla Pasqua con un video-messaggio alle due diocesi e la celebrazione della Messa con il rito delle Ceneri presieduta prima nella cattedrale San Francesco d’Assisi a Civitavecchia e successivamente nella cattedrale Sacri Cuori di Gesù e Maria a La Storta.
Nel video-messaggio il presule parla dell’ascolto anzitutto come «aprire il cuore a quello che ci dice il Signore». La Quaresima «è un tempo privilegiato perché è un tempo in cui dovremo fare pausa da tutto il resto, dalle preoccupazioni e dalle ansie».
Un ascolto che va oltre, partendo dal Signore «diventa anche l’ascolto dei fratelli, della storia, di quello che abbiamo vissuto durante l’esperienza del cammino sinodale, che io sto vivendo con voi nelle parrocchie in questo incontro fraterno che è la visita pastorale, in cui sperimentiamo la bellezza dell’essere comunità, la gioia di appartenere a una comunità parrocchiale e al tempo stesso anche il desiderio di continuare a crescere, a formarsi nell’incontro con Gesù».
Il concetto di digiuno è riletto da Ruzza in chiave relazionale: non mera astinenza, ma un distacco da ciò che distrae, dai pregiudizi e dalle “influenze dei social”. «Il digiuno dalle parole offensive, il digiuno dalle parole aggressive il digiuno per arrivare a parole che siano veramente disarmate e disarmanti perché sono parole che spingono verso l’amore». Un’astinenza che porta a «quell’incontro determinante, centrale, fondamentale con il Signore che ci consente di incontrare gli altri nella loro verità, anche nella loro povertà, anche nella loro miseria».
L’incontro, terzo aspetto evidenziato nel messaggio papale, «ci aiuta a riscoprire la bellezza di essere comunità, il senso della fraternità, il senso della relazione, il senso della solidarietà, la bellezza di essere una comunità di salvati e di chiamati».
L’augurio del vescovo è allora a una Quaresima come «tempo di grande profondità interiore, ma anche di grande apertura all’incontro con la vita, con gli altri, nella gioia del Signore».






