La Messa in suffragio di Francesco: «ci ha portato il sorriso di Dio»

Nella Cattedrale di Civitavecchia la Messa in suffragio di Papa Francesco

«Se non ci fosse stato Francesco, che Chiesa saremmo oggi? Quanto potremmo comprendere i cambiamenti enormi, epocali, che lui ha ben descritto nell’esortazione Evangelii Gaudium, che ci supera, ci sorpassa e in qualche modo ci trascende?».

Visibilmente commosso, in una chiesa gremita, il vescovo Gianrico Ruzza ha ricordato papa Francesco nella Messa in suffragio che mercoledì scorso, 23 aprile, ha riunito la diocesi nella Cattedrale di Civitavecchia. A concelebrare c’erano tutti i sacerdoti e i diaconi, in un’assemblea che ha visto riunite le diverse aggregazioni laicali.

Con una toccante omelia, in cui non ha risparmiato anche aneddoti e ricordi personali, commentando le letture il presule ha ripercorso i temi centrali del pontificato di Francesco, offrendo una riflessione sulla sua eredità spirituale.

Ruzza ha ricordato come «di fronte alle nostre inquietudini interiori, papa Francesco ti dava la pace, ti dava la serenità, perché quel sorriso non era un sorriso di circostanza, non era un sorriso formale, era il sorriso di chi veramente ti portava il sorriso di Dio».

Il vescovo ha esordito ricordando come Bergoglio ci abbia insegnato a «superare la logica dello scarto», sottolineando l’importanza di guardare il mondo «dalle periferie». 

Commentando l’episodio della guarigione del paralitico negli Atti degli Apostoli, ha evidenziato come Francesco abbia testimoniato che «insieme alle parole e anche oltre le parole occorre vivere i fatti»; ricordando anche che visitando le carceri, tra cui quella di Civitavecchia, il Papa ripeteva «ma perché loro sì e io no?», esortando a «mettersi nei panni anche di chi vive il disagio e la sofferenza».  

Il pastore ha invitato a seguire la strada tracciata da Francesco, soprattutto nel suo «sognare la possibilità di una fraternità universale», come espresso nell’enciclica Fratelli Tutti. Ha citato il testamento del Papa, in cui offre la sua sofferenza «per la pace nel mondo e per la fraternità tra gli uomini», sottolineando la sua attenzione per «la pace minacciata evidentemente da tanti eventi di guerra».   

Riferendosi all’episodio dei discepoli di Emmaus, il celebrante ha descritto Francesco come un uomo che ha cercato di «essere vicino all’umanità, di essere prossimo all’umanità». Ha ricordato il discorso del Papa al convegno ecclesiale di Firenze, in cui chiese ai vescovi di «ritrovare i fili che accompagnano la maggior parte della popolazione del nostro Paese proprio nella comunità cristiana e di fare in modo che le persone possano sentirsi a casa, sentirsi accolte». Ha evidenziato come il Pontefice si sia rivolto «anche ai dubbiosi», perché «il dubbio fa parte del cammino della fede».

L’immagine della «chiesa ospedale da campo», cara a Francesco, è stata ripresa per descrivere la sua preferenza «per una chiesa accidentata e ferita però vicina alle persone, che sta in mezzo alla gente, che non si mette su una cattedra a sentenziare e giudicare, ma accoglie tutti e a tutti fa sentire il calore e l’amore». In questo contesto, il vescovo ha citato Amoris Laetitia, sottolineando l’attenzione alle famiglie «anche in situazioni complicate», e l’esortazione post-sinodale sui giovani, in cui Francesco sentiva «forte l’urgenza di annunciare in modo dinamico e fresco la bellezza del Vangelo».   

Ruzza ha ricordato l’insistenza di Francesco sulla «scelta della Parola», citando l’invito a «leggere il Vangelo per poterlo poi vivere», e il suo «coraggio della denuncia». 

L’omelia ha menzionato la «dichiarazione sulla fratellanza umana», firmata con l’Imam di Al-Azhar, e l’invito del Papa ad «accogliere sempre e accogliere tutti», con la frase che «torna dalla giornata mondiale di Lisbona: tutti, tutti, tutti, tutti sono accolti, tutti sono amati». Il vescovo ha collegato questo messaggio all’ultima enciclica di Francesco, sul Sacro Cuore di Gesù, sottolineando che «il cuore funziona solamente se si fa toccare dal cuore di Cristo» invitando a recuperare «una relazione personale, fisica, forte con la persona di Gesù». Ha ricordato i consigli pratici del Papa, come le famose parole «scusa, permesso, grazie», per «evitare le divisioni familiari».   

Ruzza ha concluso condividendo un’esperienza personale, affermando che il suo primo incontro con Francesco gli ha dato «la sensazione di essere una persona che guariva», non per un potere miracoloso, ma per il suo «profondo rapporto con il Signore».