Giovedì Santo: «l’Amore infinito di Dio libera l’uomo dalla sua schiavitù»

«Tutto comincia dall’Amore infinito di Dio, che libera l’uomo dalla sua schiavitù». La Messa in Coena Domini, che il vescovo Gianrico Ruzza ha presieduto nella Cattedrale di Civitavecchia, celebrazione del Giovedì Santo che si caratterizza anche per il rito della lavanda dei piedi, per il presule traccia un percorso che parte dall’esperienza di Israele per giungere al mistero del Cenacolo.
In una cattedrale gremita di fedeli, il presule ha spiegato nell’omelia come l’opera della redenzione agisca in modo deciso «per darci la vita futura, quella che ci è stata sottratta dalla scelta del peccato». L’alleanza biblica è stata presentata non come un vincolo giuridico, ma come una realtà intrinsecamente nuziale in cui «Dio crea l’umanità per sposarla, e la sposa incarnandosi» nel desiderio di essere «una sola carne» con l’umanità intera.
Il pastore ha poi evidenziato la radicalità del gesto di Gesù, il quale «manifesta l’Amore infinito del Padre e lo fa divenendo lo schiavo dell’umanità affaticata dal peccato», offrendo un modello di umiltà e disponibilità in cui «il vero amore non chiede in cambio nulla, il vero amore è gratuità assoluta». Nelle sue parole anche il richiamo alla natura della comunità cristiana, contrapponendo una «ecclesiologia satanica», fatta di potere, prestigio e arroganza che non comprende le debolezze del cuore, a una «ecclesiologia divina». Quest’ultima, «secondo il cuore di Dio, è la Chiesa che serve, la Chiesa umile, povera, la Chiesa che comprende gli uomini e cammina con gli uomini», capace di non risolvere le sofferenze della gente «con quattro parole».
Monsignor Ruzza ha esortato i fedeli a vivere l’Eucarestia come un memoriale che trasforma l’esistenza in un «dono che è sempre totale». Solo attraverso questa «Eucarestia del servizio» si può sperimentare una «vita nuova del credente», dove l’aggressività e l’interesse lasciano il posto alla carità, poiché, come testimoniato dal mistero pasquale, «l’amore è più forte della morte».
Dopo l’omelia il vescovo ha i piedi a sei bambini del catechismo e a sei rappresentanti dei diversi gruppi parrocchiali della Cattedrale.