«Non si risorge se non si passa attraverso la passione»

«Non si risorge se non si passa attraverso la passione e non si sperimenta la vita se non si prendono due cose, il dolore e l’amore». È il messaggio forte con cui il vescovo Gianrico Ruzza ha aperto la Settimana Santa nella Messa solenne della Domenica delle Palme e della Passione del Signore che il presule ha presieduto nella Cattedrale di Civitavecchia.

Una liturgia che si è aperta con la processione delle palme partita da Piazza degli Eroi che ha visto sfilare, insieme ai numerosi concelebranti, anche i bambini del catechismo, le confraternite, i movimenti ecclesiali.

Il pastore ha invitato la comunità a guardare oltre la sofferenza fisica di Cristo, pur confermata dalle evidenze, per scrutare quel «dolore interiore, morale, psicologico, spirituale»; «il dolore della solitudine e dell’abbandono» vissuto da un Gesù tradito e rinnegato persino dai suoi amici più cari. In un parallelismo tra la narrazione evangelica e la modernità, monsignor Ruzza ha denunciato con forza la tendenza di un mondo che ha «esorcizzato» l’amore e che oggi vorrebbe «mettere fuori» il Salvatore, riducendo la fede a un fatto puramente privato: «Non mettiamo più il crocifisso nelle aule, non vogliamo segni, non si considera più nessuna festa, la religione è ritenuta un fatto privato e Gesù rimane esclusa dalla nostra vita».

Proprio in questo contesto di rifiuto, il vescovo ha inserito un durissimo monito contro la mercificazione e la superstizione legata ai simboli sacri, spiegando che portare a casa il ramo d’ulivo pensando solo che possa «portar bene» rappresenta «una delle tante bestemmie di questo giorno», paragonabile allo scherno di chi sotto la croce sfidava il Figlio di Dio a scendere dal patibolo per dimostrare la sua potenza. Il ramoscello deve essere invece un segno di invocazione per la pace, resa drammaticamente urgente dal conflitto in Terra Santa, dove «alcuni folli, anche in quell’Israele erede di quei capi del popolo che hanno condannato Gesù, stanno trucidando, uccidendo, assediando, affamando, bombardando, distruggendo».

L’ulivo deve dunque rappresentare «l’impegno a seguire Gesù Cristo e non semplicemente a portare a casa un fatto, un oggetto», trasformando la tradizione in una scelta di vita capace di abbracciare il dolore del mondo per partecipare alla gloria della resurrezione.